corretta alimentazione e disturbi alimentari, anoressia, bulimia, obeistà contrapposti alla corretta nutrizione e alimentazione bilanciata

 

L'alimentazione e i rapporti interpersonali
Il processo dell'alimentazione rappresenta anche il nucleo intorno al quale si organizzano i primi rapporti interpersonali; il bambino percepisce di essere amato attraverso l'offerta del nutrimento; il vissuto di sazietà è concomitante a quello di sicurezza, ottenere nutrimento è uguale ad ottenere amore e quindi avere fame potrà associarsi con il desiderio di possedere e il bisogno di procurarsi il necessario anche aggressivamente.
La relazione madre-bambino che non è unidirezionale e cioè da un lato la madre, o l'adulto che fornisce le cure e dall'altro il bambino, in stato di totale dipendenza, ma esiste uno scambio continuo, in quanto la madre fornisce cibo, sollecitazione e informazioni e ne riceve altre dal bambino stesso, permette di stabilire una situazione che si concretizza con un sistema di comunicazioni, che in principio ha le caratteristiche preverbali sulla base dei vissuti affettivi ed emotivi, e successivamente diventa una comunicazione sempre più organizzata che può utilizzare il linguaggio.

Visto che il rapporto alimentare nella situazione io-altro è fonte di fondamentali esperienze relazionali, affettive e conoscitive, è logico che anche il rapporto futuro che il bambino avrà col cibo in generale non potrà non risentire del tipo di rapporto alimentare che ha sperimentato nella situazione di dipendenza.
Conseguentemente, il rapporto che il bambino più grande e l'adulto avranno col cibo e con il comportamento alimentare deriva da come essi hanno vissuto questo rapporto primario con la madre che originariamente era il tramite per l'assunzione del cibo.
Il comportamento della madre, a sua volta, discende da una serie di riferimenti culturali che essa possiede e di determinanti sociali di cui la madre stessa diventa la mediatrice nei confronti del bambino. Per esempio il suo comportamento può essere determinato sia dalla sua storia personale e relazionale (rapporto con la propria madre), sia dai modelli culturali dominanti; di conseguenza assumono rilevanza, anche le aspettative che la madre ha elaborato intorno al proprio figlio.

 

I disturbi alimentari

Anoressia mentale
Il quadro più classico della patologia alimentare nell'adolescenza, in generale, consiste in una ipoalimentazione. I sintomi sono derivati dal bisogno di essere magri e dal timore di ingrassare. Nei casi gravi di anoressia il soggetto può dimagrire considerevolmente per la diminuita assunzione di cibo e ne consegue un grave scadimento delle condizioni generali.

Bulimia
La bulimia richiama, a differenza dell'anoressia mentale, la funzione rassicuratrice del cibo; mentre nel soggetto con anoressia mentale c'è una diminuzione dell'appetito motivata da fattori emozionali inconsci, nella bulimia si ha una fame esagerata che raramente dipende da fattori organici. La bulimia, come tutti i disturbi psicogeni della nutrizione, è un sintomo di un disturbo che interessa tutta la personalità.

Vomito nervoso
Mentre nell'anoressia mentale è inibita la funzione di incorporazione del cibo, nel vomito nervoso il cibo viene rigettato a causa di qualche disturbo emotivo.

Obesità
Senza dubbio, una cultura che privilegia e considera un grosso valore mangiare e l'essere nutrito, tende ad evidenziare come patologico il mangiare poco (il contrario si verifica con altre culture). Per parlare quindi di patologia, bisogna tenere presente due aspetti: quello del contesto e dell'intensità del disturbo.
Si può dire, in conclusione, che un obeso è una persona che da un lato ha un incremento del bisogno alimentare come espressione di una tendenza ad amare il proprio corpo, nel senso di fargli dono, di riempirlo. Però la conseguenza è paradossalmente opposta, perché si produce un risultato di deterioramento del corpo rendendolo sgradevole a se stessi, goffo, impacciato nell'azione.

Avversione per i cibi
Sembra significativo riportare , per questo problema, i risultati degli studi di Smith, Powell e Ross sulla relazione fra certi aspetti della personalità e l'avversione per i cibi. Essi hanno dimostrato che le persone con un maggior numero di avversioni erano quelle più emotive, instabili, più ipocondriache. Questi dati sottolineano la tendenza dei soggetti che presentano qualche disturbo nella sfera affettiva a riferire un numero più elevato di avversioni nel campo alimentare.
Diverse età e condizioni fisiche

Perché la dieta possa rispondere alle esigenze di tutti gli individui, deve far riferimento sia a parametri generali che individuali.
Per fare degli esempi, il bambino ha bisogno, per crescere, di un maggior apporto di proteine rispetto ai genitori; la madre che allatta deve mangiare un po' di più di una sua coetanea che fa vita sedentaria; una persona anziana necessita di un apporto energetico minore rispetto ad un giovane sportivo.
Una cosa è certa: mangiare in modo variato ed equilibrato aiuta a prevenire l'insorgenza di gravi malattie come quelle cardiovascolari, tumorali e da carenza di particolari nutrienti, nonché malattie metaboliche quali l'obesità, il diabete, le dislipidemie.

L'alimentazione in alcune circostanze particolari
Le esigenze nutrizionali, dunque, sono diverse a seconda dell'età, del sesso, dell'attività svolta. Ma dobbiamo distinguere tra diversità di bisogni alimentari in relazione a particolari stati fisiologici, quali appunto la gravidanza e l'allattamento, o diversità di bisogni alimentari conseguenti a stati prepatologici o patologici quali l'obesità, il diabete e l'ipertensione.

Gravidanza
L'alimentazione, per quanto attiene a questo particolare momento della vita della donna, deve essere ben calibrata sia sotto l'aspetto quantitativo che qualitativo poiché i fabbisogni nutritivi cambiano.
Nel primo trimestre non si registrano grosse variazioni di peso, mentre nel secondo trimestre l'aumento è a carico degli organi annessi alla gravidanza, all'aumento del volume del plasma e ai depositi di grasso di riserva; nel terzo trimestre l'aumento riguarda principalmente l'incremento di peso del feto. Il peso del nascituro è comunque in relazione allo stato di nutrizione della madre all'inizio della gravidanza e al guadagno in peso durante i nove mesi, che non dovrebbe essere superiore a 10/12 kg.
In termini di qualità della dieta, le proteine, data la loro funzione plastica, rivestono un'importanza fondamentale per lo sviluppo del feto. In egual misura i lipidi assumono un ruolo rilevante sia in funzione dell'apporto calorico sia in funzione delle proprietà plastiche e protettive, associate alla frazione fosfolipidica, agli acidi grassi polinsaturi e alle vitamine liposolubili da essi veicolate.


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