Igiene e AIDS

 
 

AIDS-HIV


1) AIDS

Sigla di Acquired Immuno Deficiency Syndrome, cioè sindrome di immunodeficienza acquisita. Con questo termine si indica una forma morbosa di origine virale (infezione da HIV), caratterizzata da uno stato di profonda compromissione delle difese immunitarie,


2) Questa compromissione delle difese immunitarie interessa (anche e soprattutto)

i linfociti T CD4+


3) (Linfocito o linfocita è: Cellula del sangue prodotta dal midollo osseo. (Insieme ai polimorfonucleati e ai monociti costituiscono i leucociti o globuli bianchi). I linfociti circolano nei vasi sanguigni; I linfociti sono i protagonisti della risposta immunitaria; si distinguono in B e T;


4) L'immunità è lo stato di resistenza a malattie infettive o a sostanze tossiche, per la formazione di anticorpi umorali o per lo sviluppo di immunità cellulare. (La vita di ogni organismo è minacciata da altri organismi e l'evoluzione ha selezionato una serie di difese per affrontare queste minacce)


5) Questa immunodepressione viene detta acquisita per distinguerla dalle forme di immunodeficienza congenita (e si accompagna a gravi manifestazioni cliniche in quanto espone il paziente al rischio elevatissimo di contrarre infezioni sostenute da svariati agenti patogeni, spesso da microrganismi che in condizioni normali non sono quasi mai in grado di aggredire l'organismo umano).


(I primi casi di AIDS possono essere fatti risalire al 1979, ma la prima diagnosi è stata posta solo nel 1981, quando alcuni giovani omosessuali di Los Angeles furono colpiti da un'infezione polmonare causata da un germe (Pneumocystis carinii) che può provocare malattia solo in individui immunodepressi; fu così stabilito un nesso tra omosessualità e immunodepressione, nesso che poco tempo dopo si estese anche a un'altra categoria di soggetti, i tossicodipendenti che si iniettavano droghe per via endovenosa, segno che l'agente causale della malattia poteva trasmettersi attraverso il sangue. Oltre a questi due gruppi principali, ne sono stati successivamente evidenziati altri a rischio: gli emofiliaci, soggetti all'infezione per la possibilità di essere trasfusi con sangue contaminato, i bambini appartenenti a famiglie di cui almeno un membro è a rischio (spesso si tratta della madre che ha trasmesso il virus al figlio durante la gravidanza), inoltre soggetti eterosessuali che abbiano avuto rapporti sessuali con persone infettate senza peraltro essere soggetti a rischio. La trasmissione della malattia avviene quindi attraverso il sangue, lo sperma, le secrezioni o i liquidi sessuali infetti. Tra i presidi utili per prevenire la trasmissione del virus c'è il preservativo che, se utilizzato correttamente e dall'inizio del rapporto sessuale, protegge dall'infezione da HIV. Non vi sono prove convincenti che altri liquidi biologici, come la saliva, il sudore, le urine o le lacrime possano essere un veicolo di trasmissione del virus. In caso di convivenza con una persona sieropositiva è sufficiente rispettare le comuni norme igieniche. Gli oggetti che possono entrare in contatto con il sangue, cioè spazzolini da denti e oggetti taglienti come forbici e rasoi possono diventare veicoli di trasmissione del virus.

nel 1984...Dr. Gallo...

in realtà non scoperse lui il retrovirus HIV per primo; Luc Montagnier, medico, biologo, virologo francese, professore presso l'istituto Pasteur di Parigi.

Presidente della fondazione mondiale per la ricerca e prevenzione dell'AIDS.

Ha scoperto nel 1983 il virus HIV e ha vinto il Premio Nobel per la medicina nel 2008.)


6) La trasmissione della malattia può avvenire attraverso il sangue, lo sperma, le secrezioni di liquidi sessuali infetti. Perciò il preservativo protegge dall'infezione, se usato correttamente. Quando un soggetto viene infettato, il virus passa nel sangue e stimola la produzione di anticorpi specifici. Il soggetto diventa così sieropositivo e può a sua volta trasmettere l'infezione ad altre persone.


7) L'essere sieropositivo non corrisponde però all'essere ammalato, dato il lungo periodo intercorrente tra momento dell'infezione e manifestazione clinica della malattia, che mediamente è di circa 10-12 anni.


(I ricercatori hanno tuttavia osservato numerose variazioni nella progressione della malattia. Circa il 10% degli individui infettati da HIV inclusi in alcuni studi sono progrediti in AIDS entro 2-3 anni dopo l'infezione, mentre fino al 5% dei soggetti presenta conte stabili delle cellule T CD4+ e nessun sintomo anche dopo 12 anni o più dall'insorgenza dell'infezione. Essendo questo periodo totalmente asintomatico, il paziente non è messo in allarme e può quindi contagiare altre persone).


8) La sintomatologia inizia generalmente con un diffuso ingrossamento delle linfoghiandole unito a malessere generale, anoressia, febbricola,


(quadro questo definito da alcuni come LAS (Lymphoadenopathic Syndrome). Dopo la fase acuta, la conta delle cellule T CD4+ di un soggetto può ritornare all'80-90% del suo livello originale. Un individuo può pertanto non presentare più alcun sintomo correlato ad HIV per molti anni, anche se il virus continua inesorabilmente a riprodursi).


9) Con la progressione della malattia, ai sintomi iniziali si aggiungono notevole perdita di peso, diarrea e febbre persistenti, diminuzione dei linfociti nel sangue, delineandosi così un quadro clinico più grave del precedente;


10) questo quadro viene seguito, a varia distanza di tempo, dall'AIDS conclamata, caratterizzata da due elementi clinici fondamentali: le infezioni opportunistiche e il sarcoma di Kaposi.


11) Le infezioni opportunistiche sono sostenute da germi che non sono in grado di attaccare il soggetto sano ma lo diventano quando il sistema immunitario viene compromesso nella sua funzione di difesa dell'organismo.


(Batteri, come il già menzionato Pneumocystis carinii, funghi come Candida albicans e Aspergillus, protozoi, come Toxoplasma, comuni germi normalmente presenti nell'intestino appartenenti ai generi Salmonella e Shigella, sono responsabili di infezioni molto gravi che rappresentano anche la più frequente causa di morte dei soggetti ammalati di AIDS).


12) Il sarcoma di Kaposi è un tipo di linfoma maligno che coinvolge soprattutto la cute (vedi le foto) diffondendosi poi anche agli organi interni e la cui terapia è resa molto difficile dalla presenza dell'immunodepressione.


13) Le ricerche a proposito dell'agente virale responsabile della malattia hanno portato all'identificazione del virus HIV, in precedenza chiamato HTLV III (Human T Cell Lymphotropic Virus). Si tratta di un retrovirus, cioè di un virus che agisce sul patrimonio genetico della cellula in modo tale che il DNA delle cellule infettate riceve “ordini” direttamente dall'RNA virale, a differenza di quanto avviene normalmente nelle cellule, dove gli “ordini” vengono trasmessi dal DNA, mentre l'RNA funge solo da messaggero.


(Questa capacità gli deriva da un particolare enzima, la trascrittasi inversa, che costruisce una coppia di DNA a partire dall'RNA virale, la quale va poi a integrarsi nel patrimonio genetico (DNA) della cellula ospite.


14) Il virus dell'AIDS infetta una particolare classe di linfociti T (helper) che contribuiscono in maniera determinante alla produzione di anticorpi da parte del sistema immunitario e senza i quali l'organismo diventa immunodeficiente.



(Questi linfociti diminuiscono infatti progressivamente con l'avanzare della malattia e il loro dosaggio nel sangue è un parametro fondamentale che indica lo stadio in cui essa si trova. Pur essendo stato identificato solo nel 1983, quasi contemporaneamente in Francia e negli Stati Uniti, il virus dell'AIDS ha origini di gran lunga anteriori. Da lungo tempo, infatti, pare siano presenti in vari tipi di scimmie virus simili all'HIV. Attraverso alcuni studi è stato possibile risalire anche all'origine geografica del virus dell'AIDS, cioè l'Africa centrale, in cui esso è presente da tempo in maniera diffusa e dove viene trasmesso soprattutto per via sessuale. Dall'Africa il virus si è diffuso poi ad Haiti e successivamente è approdato negli Stati Uniti, e quindi in Europa. Negli USA la diffusione della malattia non è uniforme: vi sono città, come New York e San Francisco, dove l'incidenza è elevatissima mentre in alcuni Stati essa è significativamente più bassa. In Europa la maggiore percentuale di soggetti sieropositivi si ritrova in Francia, Gran Bretagna, Svizzera e Italia, mentre è in aumento la loro diffusione nei Paesi dell'Est e nell'Asia centrale. Un maggior numero di sieropositivi è stato inoltre registrato nella Federazione Russa e in Ucraina, soprattutto a causa di un incremento della tossicodipendenza. Nei Paesi dell'Europa occidentale il numero di nuovi casi, stimato nel corso del 2000, non si è abbassato rispetto all'anno precedente. Anzi, 30.000 soggetti hanno acquisito l'infezione attraverso l'uso promiscuo di droghe e rapporti omosessuali. Negli ultimi anni la modalità di trasmissione più diffusa è diventata il rapporto sessuale, in particolare la via eterosessuale, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. In alcune zone dell'Africa la malattia è endemica e costituisce la principale causa di morte. Pur essendo ancora molto elevata in tutti i Paesi del mondo, la percentuale di diffusione dell'AIDS mostra qualche segno di contenimento, conseguenza, probabilmente, delle misure preventive che sono state introdotte particolarmente tra i soggetti a rischio.)

(- trova l'articolo sulle vaccinazioni dello scorso inverno e le storie assurde sul virus del maiale che era stato contratto in Messico da un peones messicano che poi lo avrebbe portato in Canada dove avrebbe infettato un maiale nel porcile in cui lavorava il quale a sua volta avrebbe infettato nuovamente le persone fisiche...il servizio di ieri sulle nazioni unite che instaurano regime mafioso in Kossovo).



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