corretta alimentazione: disturbi alimentari e corretta alimentazione: diabete, ipertensione, obesità, vomito nervoso, anoressia, alimentazione, bulimia.
corretta alimentazione: disturbi alimentari e corretta alimentazione: diabete, ipertensione, obesità, vomito nervoso, anoressia, alimentazione, bulimia.
Disturbi alimentari
diabete, ipertensione, obesità, avversione per i cibi, vomito nervoso, anoressia mentale, bulimia.
L'alimentazione razionale
Per alimentazione razionale si intende una indicazione di scelta dei cibi secondo un criterio di equilibrio tra le sostanze nutritive necessarie all'organismo per compiere quanto gli viene richiesto nello svolgimento delle attività vitali.
Fondamentalmente l'atto dell'alimentarsi ha anche un aspetto psicologico.
Freud per primo ha indicato che l'alimentazione non è solo una azione fisiologica, ma anche e soprattutto un fatto a cui sono connessi componenti emotive e relazionali. Intorno alla funzione nutritiva, infatti, si organizza tutto il mondo psicologico del bambino, i suoi sentimenti, il modo di porsi in relazione con il mondo esterno, sia degli oggetti che delle persone, le sue ansietà e paure, le sue modalità di esprimere l'amore e l'aggressività.
Il mangiare appaga nel bambino non solo il bisogno fisiologico della fame, ma fornisce anche particolari stimolazioni piacevoli alla mucosa orale, che è la prima zona erogena in cui si localizza la libido. Questo spiega il fatto che intorno alla funzione nutritiva si organizza anche il primo tipo di contatto fra l'individuo e la realtà esterna.
Nelle prime fasi dell'evoluzione umana, infatti, la bocca assolve alla duplice funzione: nutritiva da una parte e di azione sull'ambiente dall'altra: il bimbo piccolo sperimenta gli oggetti portandoseli alla bocca, organo che possiede in quel momento maggior capacità discriminatoria. Ne deriva che la prima suddivisione che viene applicata alla realtà si struttura in termini orali: oggetti "buoni", che possono essere messi dentro di sé e oggetti "cattivi" che vanno rifiutati.
L'alimentazione e i rapporti interpersonali
Il processo dell'alimentazione rappresenta anche il nucleo intorno al quale si organizzano i primi rapporti interpersonali; il bambino percepisce di essere amato attraverso l'offerta del nutrimento; il vissuto di sazietà è concomitante a quello di sicurezza, ottenere nutrimento è uguale ad ottenere amore e quindi avere fame potrà associarsi con il desiderio di possedere e il bisogno di procurarsi il necessario anche aggressivamente.
La relazione madre-bambino che non è unidirezionale e cioè da un lato la madre, o l'adulto che fornisce le cure e dall'altro il bambino, in stato di totale dipendenza, ma esiste uno scambio continuo, in quanto la madre fornisce cibo, sollecitazione e informazioni e ne riceve altre dal bambino stesso, permette di stabilire una situazione che si concretizza con un sistema di comunicazioni, che in principio ha le caratteristiche preverbali sulla base dei vissuti affettivi ed emotivi, e successivamente diventa una comunicazione sempre più organizzata che può utilizzare il linguaggio.
Visto che il rapporto alimentare nella situazione io-altro è fonte di fondamentali esperienze relazionali, affettive e conoscitive, è logico che anche il rapporto futuro che il bambino avrà col cibo in generale non potrà non risentire del tipo di rapporto alimentare che ha sperimentato nella situazione di dipendenza.
Conseguentemente, il rapporto che il bambino più grande e l'adulto avranno col cibo e con il comportamento alimentare deriva da come essi hanno vissuto questo rapporto primario con la madre che originariamente era il tramite per l'assunzione del cibo.
Il comportamento della madre, a sua volta, discende da una serie di riferimenti culturali che essa possiede e di determinanti sociali di cui la madre stessa diventa la mediatrice nei confronti del bambino. Per esempio il suo comportamento può essere determinato sia dalla sua storia personale e relazionale (rapporto con la propria madre), sia dai modelli culturali dominanti; di conseguenza assumono rilevanza, anche le aspettative che la madre ha elaborato intorno al proprio figlio.
I disturbi alimentari
Anoressia mentale
Il quadro più classico della patologia alimentare nell'adolescenza, in generale, consiste in una ipoalimentazione. I sintomi sono derivati dal bisogno di essere magri e dal timore di ingrassare. Nei casi gravi di anoressia il soggetto può dimagrire considerevolmente per la diminuita assunzione di cibo e ne consegue un grave scadimento delle condizioni generali.
Bulimia
La bulimia richiama, a differenza dell'anoressia mentale, la funzione rassicuratrice del cibo; mentre nel soggetto con anoressia mentale c'è una diminuzione dell'appetito motivata da fattori emozionali inconsci, nella bulimia si ha una fame esagerata che raramente dipende da fattori organici. La bulimia, come tutti i disturbi psicogeni della nutrizione, è un sintomo di un disturbo che interessa tutta la personalità.
Vomito nervoso
Mentre nell'anoressia mentale è inibita la funzione di incorporazione del cibo, nel vomito nervoso il cibo viene rigettato a causa di qualche disturbo emotivo.
Obesità
Senza dubbio, una cultura che privilegia e considera un grosso valore mangiare e l'essere nutrito, tende ad evidenziare come patologico il mangiare poco (il contrario si verifica con altre culture). Per parlare quindi di patologia, bisogna tenere presente due aspetti: quello del contesto e dell'intensità del disturbo.
Si può dire, in conclusione, che un obeso è una persona che da un lato ha un incremento del bisogno alimentare come espressione di una tendenza ad amare il proprio corpo, nel senso di fargli dono, di riempirlo. Però la conseguenza è paradossalmente opposta, perché si produce un risultato di deterioramento del corpo rendendolo sgradevole a se stessi, goffo, impacciato nell'azione.
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